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Focaccia genovese perfetta: come ottenere l’alveolatura tipica e morbidezza autentica

📅 26 Agosto 2026✍️ di Lodovico Freschi⏱️ 4 min di lettura

Alveoli grandi e briciola soffice si ottengono con: farina W280-320, idratazione 72-75%, maturazione 18-24 ore in frigo, pieghe leggere, doppia salamoia 1:3, ditate profonde e forno a 250-270 °C su teglia ben oliata. Il resto è disciplina: tempi stretti, impasto a 24-25 °C, cottura decisa e raffreddo su griglia.

Farine e idratazione

Servono farine di forza medio-alta, capaci di sostenere acqua e grassi. Una 0 W280-320 è lo standard. Un 10-20% di farina 00 più debole aiuta a rendere la mollica meno tenace.

L’idratazione è la chiave. Sotto il 70% gli alveoli si chiudono, oltre il 75% l’impasto diventa nervoso. La fascia 72-75% garantisce volume e maneggevolezza.

Sale tra 2 e 2,2% sulla farina. Olio extravergine all’1,5-2% nell’impasto per sofficità diffusa, senza appesantire.

Lievito, tempi e temperature

Meno lievito, più tempo. Per una maturazione a freddo di 18-24 ore: 0,1-0,2% di lievito di birra fresco (oppure 0,05-0,1% secco). Così la Fermentazione sviluppa aromi puliti e gas regolare.

Impasto finito a 24-25 °C. Puntata breve a temperatura ambiente: 20-30 minuti. Frigo a 4 °C, ben coperto. Uscita dal frigo e acclimatazione: 45-60 minuti prima della stesura.

Appretto in teglia 60-90 minuti, a 24-26 °C, fino a un evidente rigonfiamento. La seconda salamoia va data quando la superficie è elastica ma non collassa al tocco.

Impasto, autolisi e pieghe

Autolisi 20-30 minuti con il 90% di farina e tutta l’acqua tranne un filo. Poi sale, olio e, per ultimo, il lievito. Impasto breve: giusto il tempo di legare, senza scaldare.

Due giri di pieghe leggere a distanza di 20 minuti, per ordinare senza stressare la Maglia glutinica. L’impasto deve restare docile, lucido, non serrato.

Se appiccica troppo, ungete le mani e il banco: farina in eccesso indurisce e frena l’alveolatura.

Stesura, ditate e salamoia

Teglia in alluminio pesante, fondo generosamente oliato. Stesura solo con i polpastrelli, dal centro ai bordi. Mai rullo. Fermatevi prima del bordo, riposo 10 minuti, poi completate.

Ditate profonde e regolari, quasi a toccare la teglia. Sono i “pozzi” che raccolgono la salamoia e spingono gli alveoli verso l’alto, senza strappi.

Salamoia classica: 1 parte di olio extravergine, 3 parti di acqua, sale al 2% sul peso dell’acqua. Emulsionate bene. Prima passata dopo la stesura; seconda, più leggera, a fine appretto. Granelli di sale grosso solo se amate il morso rustico.

Cottura, raffreddo e conservazione

Forno statico a 250-270 °C, preriscaldato a lungo. Teglia sul gradino centrale. 14-18 minuti in base allo spessore e al forno. I bordi devono caramellare, il fondo dorare senza scurire.

All’uscita, un velo di emulsione calda (acqua e olio) ravviva lucentezza e profumo. Raffreddo su griglia 10-15 minuti: l’umidità in eccesso scappa e resta la morbidezza.

Si conserva coperta in canovaccio fino a 8 ore. Per il giorno dopo, breve ripresa a 180 °C per 4-5 minuti. Evitate microonde: rammollisce la crosta.

Proporzioni operative

Per una teglia 30×40 cm:

  • Farina totale: 500 g
  • Acqua: 360-375 g (72-75%)
  • Sale: 10-11 g
  • Olio EVO nell’impasto: 10 g
  • Lievito di birra fresco: 0,7 g (o 0,35 g secco)
  • Olio per teglia: 30-40 g
  • Salamoia: 60 g acqua + 20 g olio + 1,2 g sale per passata

Sono numeri guida. Ogni farina assorbe in modo diverso: puntate a un impasto morbido ma non colante.

Errori comuni e soluzioni

  • Troppo lievito: profumi pesanti e alveoli irregolari. Riducete e allungate i tempi.
  • Poca idratazione: mollica fitta. Salite almeno al 72%.
  • Impasto caldo: collassa. Tenete 24-25 °C, fermate la macchina prima che scaldi.
  • Stesura aggressiva: strappi e buchi. Solo dita unte, mai mattarello.
  • Forno tiepido: crosta pallida. Preriscaldo lungo e teglia a mezza altezza.
  • Salamoia scarsa: niente lucido, niente morbidezza. Fate due passaggi sottili.

Servizio e tradizione di sala

In trattoria la focaccia dice subito chi siete. Arriva al tavolo tiepida, croccante ai bordi, profumata di olio buono. Taglio netto, pezzi uguali, briciole raccolte. È rispetto per l’ospite e per la cucina di casa.

Ho imparato che i tempi contano quanto le dosi. Se la sala è piena, si inforna a scaglioni, per servire senza attese. Con la bianchetta ligure o una ribolla giovane la sapidità si fa carezza, non spinta.

Le varianti restano nel solco: cipolla stufata sottile, olive taggiasche, salvia. Mai pesare la superficie. La base deve restare ariosa, lucida, viva.

Tradizione significa continuità: gesti semplici, replicabili, trasmessi. La focaccia ben fatta non cerca effetti: si lascia mangiare. È il saluto di Genova a chi entra, e un promemoria per chi serve: la cura si vede nei dettagli.

Lodovico Freschi

Lodovico, friulano doc, ha passato la vita come responsabile di sala in trattorie storiche. Conosce i segreti dell’accoglienza italiana e le storie dietro ogni piatto tipico. Racconta l’importanza del servizio e delle tradizioni regionali tramandate tra generazioni.

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