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Come si fanno le orecchiette pugliesi a mano? I movimenti da imparare subito

📅 18 Agosto 2026✍️ di Dario Martinelli⏱️ 5 min di lettura

La tradizione pugliese inizia dalle mani

Mi è capitato di recente di passare da una piccola trattoria in provincia di Bari, dove ho visto un’anziana signora al tavolo della cucina a fare orecchiette. Non usava l’attrezzo classico, ma solo le dita e il coltello. Ho chiesto se potevo sedermi a guardarla lavorare, e lei ha sorriso dicendomi che non basta guardare: bisogna sporcarsi le mani. È così che ho capito che le orecchiette non si insegnano leggendo ricette, ma facendo. Più e più volte.

La orecchiette sono la vera anima della cucina pugliese. Questo formato di pasta, simile a piccoli gusci o a orecchi, ha una storia che affonda nelle radici contadine della regione. Non è una pasta creata in laboratorio, ma il risultato di decenni di pratica, di prove, di errori corretti. Quando impari il movimento giusto, scopri che non è complicato, ma richiede una cosa sola: pazienza e ripetizione.

Il movimento base: quello che conta davvero

Iniziamo dal principio. Serviranno solo ingredienti semplici: farina di grano duro, acqua e un po’ di sale. Niente uova, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. La proporzione è di circa 300 grammi di farina per ogni 100 millilitri di acqua, ma qui conta il tatto più di qualsiasi misurazione precisa.

Prepara un impasto liscio e compatto, non appiccicaticcio. Lascialo riposare una ventina di minuti coperto con un panno umido. Questo passaggio non è facoltativo: le fibre della farina hanno bisogno di tempo per assestarsi, altrimenti l’impasto si spezzetta mentre lavori.

Adesso arriviamo al movimento che caratterizza le orecchiette: il cosiddetto “movimento dell’orecchio”. Stacca una piccola porzione di impasto, non più grande di una noce. Con il pollice e l’indice, prendi un frammento e schiaccialo sul piano di lavoro, o meglio ancora sul retro di un coltello piatto. Il movimento è questo: premi verso il basso con il pollice, in contemporanea fai scivolare il coltello verso di te. Se fatto bene, l’impasto si arrotola su se stesso e forma quella piccola conca che caratterizza la orecchietta.

L’errore più comune che vedo fare è cercare di fare tutto veloce. Non funziona. Il movimento deve essere quasi meditativo. Premi, scivoli, finisci. Una alla volta.

Perfezionare la tecnica: i segreti del mestiere

Dopo aver imparato il movimento base, iniziano i veri insegnamenti. Uno dei segreti che mi ha rivelato quella signora in Puglia è che ogni orecchietta deve avere uno spessore uniforme. Non è una questione estetica, ma funzionale: una pasta con spessore irregolare cuoce male. Le parti più sottili si disintegrano, mentre le parti più spesse rimangono crude al centro.

Un consiglio pratico: controllare regolarmente lo spessore delle prime orecchiette che fai. Se noti che alcune sono troppo sottili, adatta la pressione del pollice. Se invece sono troppo spesse, significa che stai facendo scivolare il coltello troppo lentamente. Il ritmo è importante.

Un altro dettaglio che fa la differenza riguarda la forma della conca. Non deve essere perfettamente simmetrica, non cercarlo. Le orecchiette fatte a mano hanno carattere proprio perché sono leggermente irregolari. Quello che conta è che abbiano una capacità di trattenere il sugo, e questo dipende soprattutto da quella forma a guscio.

La Tradizione culinaria italiana insegna che la pasta non è solo tecnica, ma anche sensibilità. Impari a sentire con le dita come risponde l’impasto. Se è leggermente appiccicaticcio, significa che c’è troppa umidità: puoi aggiungere un po’ di farina sul piano di lavoro. Se è secco e si spezzetta, aggiungi mezzo cucchiaio d’acqua tiepida e lavora di nuovo l’impasto.

Dalla teoria alla pratica: il tempo che serve

Un lettore mi ha chiesto di recente quante orecchiette riesce a fare un bravo pastaio in un’ora. La risposta mi è arrivata da una donna che fa questo di mestiere: dipende da quanto è bravo. Lei riusciva a fare circa seicento orecchiette in un’ora, ma ci ha messo quarant’anni per arrivarci.

Non voglio scoraggiarti. Quello che dico è che la velocità viene naturale se comprendi il movimento. All’inizio, probabilmente farai due-tre orecchiette al minuto. Va bene così. Man mano che le dita imparano il ritmo, la velocità aumenta.

Conserva le orecchiette su un piano di lavoro coperto di farina, senza farle toccare. Devono asciugarsi lentamente, per almeno otto ore, meglio se una notte intera. Così mantengono la loro forma e cuociono meglio. Se preferisci, puoi congelarle dopo l’asciugatura e usarle anche dopo giorni.

Quando le cuoci, ricorda che la Pasta italiana richiede un’acqua ben salata e un’attenzione costante al tempo di cottura. Le orecchiette fatte a mano, a differenza della pasta industriale, hanno una struttura più porosa e assorbono l’acqua di cottura diversamente. Inizia a controllare dopo sei-sette minuti e assaggia.

Gli errori che rallentano l’apprendimento

Ci sono errori che ripeto a chi inizia, perché li ho visti fare da molti principianti. Il primo è usare un coltello troppo spesso o ottuso. Deve essere affilato e preferibilmente sottile, così scivola bene sull’impasto. Il secondo errore è non lasciare riposare abbastanza l’impasto iniziale. La fretta a questo stadio costa cara dopo.

Non tentare di fare troppe orecchiette quando sei ancora alle prime armi. Fai una piccola porzione, circa cento grammi di impasto, e concentrati sulla qualità del movimento. Quando sentirai che il gesto è diventato naturale, allora potrai aumentare la quantità.

La orecchietta è semplicità pura, ma solo quando capisci che la semplicità richiede dedizione. Le mani di mia nonna, dopo una vita passata ai fornelli, facevano orecchiette come respirava: senza pensarci. Così succede anche a te, se dai al tuo corpo il tempo di imparare. Non è né magia né virtù speciale. È solo pratica, consapevolezza e amore per quello che stai facendo.

Dario Martinelli

Dario ha vissuto a Milano, ma le sue radici sono abruzzesi. Durante le estati aiutava la nonna nei campi e in cucina, imparando a conoscere ogni erba spontanea. Appassionato di slow food, oggi si dedica alla riscoperta di ricette contadine e alle trattorie di campagna.

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